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Trapianto di Capelli Donna

dreamstime_m_10381021.jpgDurante una delle mie prime esperienze negli Stati Uniti ero stato ospite per un mese presso le cliniche dermatologiche del Dr. George Faber a New Orleans.

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Il Dr. Faber era un dermatologo molto esperto e famoso e si occupava da anni di autotrapianti in particolare in una delle sue cliniche, quella del sobborgo di Kenner, dove rappresentava l’attrazione degli abitanti perché si spostava con una rara e splendida Excalibur bianca.

Stavo entrando in clinica una mattina quando incrociai una signodreamstime_xs_10090325.jpgra in lacrime.
Chiesi a George cosa fosse successo e lui mi raccontò che la signora si era recata in clinica perchè voleva sottoporsi ad un autotrapianto. Alla sua risposta negativa era scoppiata a piangere e se ne era andata senza nemmeno salutarlo.
George mi disse che la paziente lo avrebbe odiato per tutta la vita Ma, aggiunse, mi avrebbe odiato ugualmente se le avessi fatto il trapianto.

Questa è un po’ la morale dell’autotrapianto nella calvizie femminile.

Ad oggi la perdita dei capelli nella donna rappresenta uno dei problemi più difficili da risolvere perchè:

  1. non sempre si tratta di Alopecia Androgenetica come quella che insorge nell’uomo ma spesso intervengono altri fattori ormonali, infiammatori e metabolici a complicare il problema
  2. rispetto all’uomo le indicazioni ed i risultati dell’autotrapianto assumono caratteristiche diverse, sia per la localizzazione del diradamento, sia per il decorso post operatorio

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Solitamente il diradamento interessa solo la zona centrale del capo e risparmia la zona fronto-temporale ed il vertex.
A meno che non sia molto avanti con gli anni, difficilmente capita di vedere una paziente con una zona completamente priva di capelli.

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Anche perché questa eventualità non sarebbe mai accettata dalla paziente che si sentirebbe obbligata ad intervenire prima.
Pertanto quando si interviene chirurgicamente si tratta di un infoltimento di una zona diradata e non di una vera e propria ricostruzione di un’area calva. Tutto questo comporta una serie di premesse e conseguenze che devono essere attentamente valutate.

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Nell'area diradata sono sempre presenti un certo numero di capelli non ancora caduti ma interessati al fenomeno di miniaturizzazione, quindi più piccoli ed esteticamente poco importanti.
Tuttavia permettono di evitare l’effetto di “Pelata”.

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Praticando migliaia di microincisioni in quest’area è inevitabile danneggaire una buana parte dei follicoli distrofici, mentre un’altra parte subirà un effetto traumatico (Shock Loss) che indurrà i questi capelli ad entrare in fase telogen e quindi a cadere. Questo significa che la paziente si troverà a gestire nei 6-8 mesi successivi all’intervento una situazione peggiore di quella che aveva prima dell’autotrapianto.dreamstime_xs_309478.jpg

Alcune pazienti ricorrono in questa fase a bandane od alla polverina coprente per mascherare il diradamento. Il quadro che abbiamo descritto è forse troppo pessimistico, ma nel caso di autotrapianto nella calvizie femminile occorre essere sempre molto realisti per evitare poi inutili equivoci e delusioni.

Detto questo occorre ricordare che secondo un inchiesta dell’ISHRS, la più accreditata associazione mondiale di specialisti d i trapianti di capelli, in USA ed anche in Europa l’impiego dell’autotrapianto nella calvizie femminile è aumentato sensibilmente (più del 19%) nel corso degli ultimi anni. Molte pazienti hanno affiancato all’intervento l’uso di Finasteride, in molti casi con successo.

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Nelle nostre cliniche pratichiamo il trapianto di capelli solo nei casi in cui la paziente presenti un diradamento circoscritto alla zona centrale del capo ed abbia una zona donatrice con una densità ed una quantià di follicoli molto buona.

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In questi casi i risultati saranno sempre di grande soddisfazione, fatte salve le premesse che abbiamo sopra descritto.

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